Nei giorni seguenti Arthur Connely, Jacob Turner e Joseph Rosselli si impegnarono nella ricerca di ogni piccolo indizio che riguardasse il mistero che si celava dietro la morte del Professor Francis Berkwood. Nel frattempo la polizia di Arkham aveva archiviato il caso come morte naturale.Tutto ruotava intorno alle iniziali "J.H". ritrovate sull'agenda del professore e il reperto rubato dalla cassaforte, un manufatto Takuri. Dopo aver chiesto a tutti i conoscenti di Berkwood, compresa la domestica Martha e gli amici alla Società degli Storici, Joseph ebbe l'idea di provare a rintracciare lo sconosciuto J.H all'Hotel Burlington, dal quale proveniva l'unico indizio trovato in casa: la scatola di fiammiferi. Non fu facile curiosare e scoprire l'identità dello sconosciuto, perchè la reception dell'hotel teneva alla riservatezza degli ospiti e, a complicare le cose, alloggiavano ben due persone con quelle iniziali! Il dott.Connely ebbe l'idea di lasciare dei messaggi ad entrambi, ma nessuno diede risposta; allora Jacob Turner fece valere la sua esperienza come reporter e inventandosi un finto articolo riuscì a individuare infine la stanza di James Huttington. Così si chiamava infatti l'uomo che cercavano. Rosselli guidò Arthur fino alla stanza e, mentre il reporter faceva da palo, vi si intrufolarono. L'italo-americano ai suoi due compagni d'indagine sembrò esperto in questo genere d'azione.
Tutto filò liscio. Un'oretta dopo si ritrovarono in una stanza di un motel poco lontano, dove avevano preso le stanze per il momentaneo soggiorno in Arkham. Joseph e Arthur avevano trafugato dalla stanza del Burlington il baule di Huttington. Inoltre avevano recuperato dal cestino un biglietto con un numero di telefono, appartenente ad un tal Archer. Se il numero risultò inutile, in quanto sembrava appartenere ad un utente inesistente, fu il baule invece a dare la svolta alle indagini. In un doppiofondo Jacob scovò un medaglione d'oro massiccio con intarsi in lingue sconosciute (molte richiamavano quelli di antiche civiltà così come erano riportati nel libro del professore) e una foto di una chiesa di Arkham.
La mattina di due giorni dopo la macchina di Arthur Connely parcheggiò di fronte all'antica chiesa di S. Giacomo. Seppure il circondario fosse leggermente cambiato, non vi erano dubbi: quella era la chiesa della foto. Era bastata una giornata per individuarla, con qualche ricerca tra gli antichi libri della sezione storica cittadina nella biblioteca. La chiesa era chiusa e un cartello sul massiccio doppio portone della facciata si scusava con i fedeli per il disagio. Il parroco stava male. Girando intorno alle spesse mura grigie, Arthur, Jacob e Joseph trovarono e bussarono alla porta degli alloggi privati del sacerdote. La perpetua, anziana e non molto cortese, credette alla storia di Arthur circa alcuni parrocchiani che gli avevano richiesto di visitare Padre Rudolph. Così solo il dottore entrò, lasciando fuori i suoi due compagni. Connely visitò il parroco e non si lasciò sfuggire la possibilità di fargli qualche domanda riguardo la storia della chiesa di S.Giacomo. Ciò che Padre Rudolph disse, in tono flebile e provato dai sintomi gastrointestinali, colpì l'istinto di Arthur. In particolare si allarmò quando scopri che non molto tempo fa due individui, presentatisi come archeologi, avevano fatto domande simili e avevano iniziato a scavare in chiesa.
Raccontato tutto a Jacob e Joseph, furono tutti d'accordo della necessità di approfondire e cercare di entrare nell'interno della chiesa. Pertanto la sera stessa, con la scusa di una nuova visita, si ripresentarono all'uscio del prete, armati e con una pala. Il dottore lasciò socchiuso l'uscio ai due compagni, senza far accorgere la perpetua, e mentre visitò e diagnosticò a Padre Rudolph l'avvelenamento da parte dei due impostori, Jacob e Joseph si intrufolarono nella chiesa semibuia.
Gli scavi partivano da un angolo della navata ad ovest e scendevano verso una cripta dove sei sepolcri di pietra occupavano i lati. Le date sui sepolcri e le iscrizioni in latino erano molto antiche e lasciavano pensare forse a personaggi illustri della città. Tuttavia non sembrava esserci nulla fuori posto nella piccola e silente cripta. Joseph però si accorse che la statua di S.Giacomo sul muro opposto alla scalinata non era del tutto dritta. Facendo forza la spostarono rivelando un passaggio nel terreno che conduceva ancora più in basso. Arthur arrivò di lì a poco e tutti e tre presero a scendere nel buio. Il passaggio conduceva in piccoli e stretti cunicoli nella terra grezza, probabilmente retaggio di un misterioso passato di Arkham o della chiesa, di cui ormai nessuno era a conoscenza. “Cosa spingeva due persone a scendere fin qua?” era la domanda che martellava nella testa di Jacob, mentre uno dietro l'altro avanzavano un po' a tentoni alla luce della lanterna e svoltando a caso ai bivi dei cunicoli. Dopo alcuni minuti al fondo di un cunicolo che svoltava verso sinistra, Joseph vide una luce. Joseph e Jacob presero in mano le pistole, mentre Arthur strinse forte la pala, e si avvicinarono con circospezione. La luce proveniva da dietro un angolo verso destra. Avvicinandosi, iniziarono anche a captare due voci. Erano James Huttington e un certo Archer e i discorsi che facevano, circa qualcuno che poteva tornare o circoli o lastre, erano piuttosto vaghi e incomprensibili. Joseph Rosselli si avvicinò silenzioso e buttò un'occhiata fugace. Erano in una sorta di caverna naturale, ma una parete sembrava più liscia e scura della mera roccia. Alcune casse di attrezzi erano sparse sul terreno, un singolare oggetto sferico sembrava messo sopra una di esse in mezzo alla stanza e rifletteva la tenue luce di una mezza dozzina di candele accese. I due uomini, di schiena, erano armati e continuavano a discutere. Ma incautamente,a avanzando di nascosto Connely, colpì con la pala una pietra, con un sordo rumore e Huttington e Archer si allarmarono. “Vai a controllare!” disse uno all'altro “Io finisco qui! Tanto chiunque sia, una volta che avremo finito, non ci darà più problemi!”. Queste parole gelarono le vene dei tre compagni, nascosti nella semi oscurità del cunicolo. “Fermi! Non vogliamo usare la forza!” parlò per primo Jacob, smuovendo la situazione. Ma parlamentare non serviva. I due finti archeologi, studiosi di scienze occulte, avevano fretta di concludere la loro oscura ricerca. Non appena Joseph sbirciò nuovamente dietro l'angolo, un colpo di revolver partì e lo mancò di poco. Fu il via alla sparatoria. Jacob passò la sua revolver al giovane musicista. Un colpo secco atterrò quello che sembrava essere il Sig. Archer, ma Huttington resisteva nascosto dietro una cassa, lanciando anatemi sui suoi assalitori. Turner riprese dall'amico la revolver. “Coprimi le spalle!” gli disse Joseph restituendogliela. L'italo-americano balzò oltre l'angolo proprio mentre il reporter scaricava tutto il caricatore, ma Huttington era pronto e colpì al petto Rosselli, che cadde a terra. Arthur era impaurito e sconvolto con la pala in mano, appoggiato alla parete. Infine Huttington venne colpito due volte da Jacob e, perso molto sangue, svenì a terra.
I due stavano compiendo qualche antico e strano rito. Mentre il dott.Connely si accertava che, seppur svenuto, Joseph fosse vivo, Jacob si guardava attorno straniato. Una riga fatta a terra con una strana polvere d'argento delimitava un semicerchio all'entrata della caverna. La parete di fronte era fatta di una lastra scura che recava alcune iscrizioni, ma sembrava in parte rovinata. Fu per caso che il reporter si trovò ad osservare la lastra attraverso lo strano manufatto circolare, dotato di una lente nel mezzo, posto sopra la cassa. E quello che vide lo gelò fin nel midollo. Fu Arthur a scuoterlo e farlo riprendere. “Non possiamo far più niente, dobbiamo portare via Joseph. Ormai sappiamo chi ha ucciso Francis”. Le parole riportarono al presente Jacob, ma gli appariva ancora l'eco della visione di un altro luogo, un'altra caverna, un'altra lastra intatta e qualcuno che sembrava osservarlo. Il dottore e il reporter raccolsero ciò che sembrava utile dell'equipaggiamento dei due finti archeologi, in particolare un piccolo block notes; fecero una barella di fortuna con i coperchi di una cassa per Joseph e ritornarono indietro per i cunicoli. Quello che successe dopo sembrò uscire da un incubo e entrambi preservano un ricordo sfocato ed angoscioso. Alcuni rumori raspanti li sorpresero in mezzo ai tunnel. Dall'oscurità improvvisamente apparve nella penombra un essere corrotto, gobbo, fetido e mostruoso, che camminava curvo sui quattro arti ed emetteva un ringhio sordo. Arthur e Jacob rimasero quasi sconvolti alla sua vista. L'essere si avventò nello stretto del passaggio su Jacob, ma il reporter evitò i lungi artigli e scaricò tutto il revolver in preda dalla paura e dall'agitazione. Il mostro giacque immobile, ma i rumori provenienti dall'oscurità non cessarono. Colti da grande spavento e terrore, Arthur e Jacob riuscirono a tornare nella cripta, sollevando l'esanime Joseph. Sigillarono il passaggio sistemando nuovamente la statua di S.Giacomo. Il reporter non era particolarmente devoto, ma pregò ugualmente che il Santo restasse a guardia di quell'orrore.
Il giorno dopo lasciarono Arkham. Joseph in sella alla motocicletta ritornava verso Boston, mentre Arthur si prese cura di vegliare sulla convalescenza di Joseph, che solo per alcuni centimetri aveva avuta salva la vita, e guidava verso la sua casa di Kingsport con il musicista a bordo. Tutti e tre gli uomini ripensando agli ultimi avvenimenti, provavano una strana confusione; Padre Rudolph, messo al corrente dell'identità dei due archeologi, aveva acconsentito a non raccontare la storia e a tenere assolutamente chiusa per sempre la cripta; ma pensieri inquieti continuavano ad attanagliare la loro mente...
Ormai il mondo dell'incubo aveva fatto irruzione nelle loro vite.
E questo non è altro che il primo capitolo...