Benvenuto caro lettore. Immagino che mentre leggi queste righe tu sia seduto al riparo di quattro calde mura domestiche, magari sorseggiando nel frattempo una bibita o fumando una sigaretta...ti crogioli nei piaceri e nelle sicurezze che ti circondano...ma ignori che accanto all'universo sensibile, nel quale viviamo la vita di tutti i giorni, ne esiste un altro. E' un universo contiguo, complementare, gonfio di orrori e abominazioni. E' un infame rovescio del mondo che conosci e ad esso si accede solo attraverso l'incubo e la follia. Oppure per temerarie ricerche nell'ambito di scienze proibite, che solo pochi stolti osano perseguire. Su questa dimensione giace il velo del mistero e dell'occulto. Il mio nome è Jervas e squarcerò per te questo velo, portandoti nel lontano 1925 e narrerò la storia di alcuni uomini che sul loro cammino, forse per caso, forse no, incontrarono questi tetri misteri e spinsero la loro curiosità nel più profondo abisso dell'incubo. Spero che la tua debole mente possa reggere a queste terribili storie...Tutto ha inizio in un fresco e nebbioso mattino autunnale ad Arkham, piccola cittadina a pochi chilometri da Boston...
Il dottor Arthur Connely chiuse la portiera della sua macchina e scese sul marciapiede di fronte al n° 15 di Boundary Street. L'aria fresca di Arkham non era certo paragonabile alla brezza di Kingsport, ma lo costrinse comunque a tirare su il bavero del cappotto. Finalmente aveva il piacere di venire a trovare il suo vecchio amico, il Professor Francis Berkwood; già pregustava i suoi appassionati racconti del recente viaggio in Nepal, sul quale il giorno seguente aveva organizzato una mostra alla Società degli Storici.
I pensieri del dott.Connely si interruppero quando notò due figure vestite in modo elegante di fronte al cancello della casa. Erano Jacob Turner e Joseph Rosselli, un reporter rampante e un musicista venuti da Boston, e anch'essi avevano un appuntamento con il professore in merito alla mostra. Aspettavano già da alcuni minuti senza alcuna risposta dall'interno della casa. Ci fu solo una breve e coincisa presentazione tra i tre, perchè sentivano tutti che qualcosa non andava in questo silenzio innaturale proveniente dalla casa. “ Non è da Francis alzarsi a tarda ora.” commentò preoccupato Arthur. “Faccio strada.” aggiunse, aprendo il cancello di ferro che dava sul giardino e incamminandosi sul viottolo pietroso fino alla porta d'ingresso. Tuttavia la porta era chiusa e dalle finestre non si scorgevano segni di attività. Jacob fece un rapido giro dell'abitazione e dopo poco tornò all'ingresso: “L'uscita di servizio sul retro è aperta.”
Il dottor Connely, in quanto amico e confidente del padrone di casa, entrò per primo nel piccolo cucinino sul retro. Sul tavolo il Prof. Berkwood aveva lasciato un appunto scritto a Martha, la domestica, dal quale si evinceva l'uomo fosse solo in casa. La preoccupazione di Arthur crebbe e provò a chiamare ad alta voce l'amico, ma non ricevette risposta. Solo silenzio. I tre intrusi passarono nella semi oscurità del salotto, dove tutto era perfettamente in ordine, per poi salire le scale verso la zona notte. Joseph Rosselli, fino ad allora molto silenzioso, richiamò gli altri due uomini e mostrò loro una confezione di fiammiferi trovata sulle scale con inciso lo stemma dell'Hotel Burlington. “Francis non fuma. L'avrà persa qualche suo recente ospite.” disse Arthur, scuotendo il capo, senza dissimulare il suo nervosismo. Il musicista italo-americano alzando le spalle mise in tasca la confezione e salirono al piano superiore. “Il primo posto dove cercare è sicuramente nello studio. Sarà così assorto sui suoi libri da non averci sentito.” riflettè tra sé Arthur. Ma quando spalancarono la porta dello studio, la loro giornata ebbe una svolta decisiva. Forse perfino la loro vita. Il dott. Francis Berkwood giaceva riverso a terra. Nient'altro era fuori posto. “Aspetti!” Jacob, ripresosi dalla sorpresa iniziale, mostrando il suo sangue freddo giornalistico, trattenne Arthur e tirò fuori da una sacca a tracolla la sua macchina fotografica. “Credo sia bene non contaminare troppo la scena!” disse prima di scattare la foto. Aveva imparato qualcosa dalle sue inchieste. Spazientito il dott.Connely infine esaminò il corpo esanime dell'amico, mentre Joseph e Jacob controllavano la stanza. Sembrava tutto stranamente in ordine, nessun segno di lotta o di intrusione. Eppure Arthur trasalì quando girò il cadavere e si accorse che il liquido trasparente che usciva da narici e bocca di Francis Berkwood era acqua salata. Il professore era morto per annegamento! Non vi erano dubbi. “E' impossibile!” sentenziò meravigliato Arthur dopo aver condiviso con gli altri due la scoperta. “Eppure non posso sbagliarmi...”. Era solo il primo di tanti misteri. Joseph curiosò tra le carte sulla scrivania: una piccola agenda era aperta e le iniziali “J.H.” scritte a mano sul giorno precedente colpirono il musicista. Ma Arthur non conosceva amici del professore con queste iniziali. “Dobbiamo avvisare la polizia.” concluse il dottore. Ma Jacob, in parte spaventato dalla macabra scoperta, tuttavia anche galvanizzato dalla sua innata curiosità, propose prima di controllare meglio le stanze.
La camera da letto era in ordine. Joseph però notò subito le ditate sullo specchio e lo spinse di lato rivelando la cassaforte del professore spalancata. Una piccola tabacchiera vittoriana e un antico tomo erano stati lasciati lì, seppur sembrassero oggetti preziosi. Il confronto che Arthur fece con l'agenda di Berkwood, sulla quale il professore annotava anche gli scambi di oggetti preziosi, in effetti confermarono il loro alto valore. Inoltre all'appello mancava un manufatto Takuri, probabilmente conquista dell'ultimo viaggio del professore. Chiunque fosse entrato lì e aveva ucciso Berkwood (perchè ormai nessuno dei tre dubitava si trattasse di un omicidio) era interessato solo a quello. Joseph si soffermò sul libro. “Vestigia di antiche civiltà perdute.” lesse ad alta voce. “Potrebbe dirci qualcosa d'importante.”, confermò, mentre faceva scivolare il libro e l'agenda del professore nella sua sacca. Il mistero s'infittiva e sembrava aver a che fare con le scoperte e il recente viaggio di Francis Berkwood.
Alla fine chiamarono la polizia di Arkham che arrivò in pochi minuti. Risposero tutti e tre alle domande del Detective Wallace in modo pacato, ma omettendo i particolari circa gli effetti del professore trafugati. L'ispettore chiese loro di rimanere per alcuni giorni in città, pronti all'eventualità di rispondere ad altre domande o confermare la loro deposizione. Arthur, Joseph e Jacob non avevano comunque intenzione di andarsene, perchè volevano per curiosità o per senso del dovere andare in fondo a questa storia, perchè sapevano che sicuramente la polizia avrebbe archiviato tutto come morte naturale. Jacob salì sulla sua motocicletta. “Andiamo a cercare una stanza in questa umida cittadina.” si rivolse ai suoi due nuovi compagni d'avventura, che annuirono. “Venga, le do un passaggio.” fece il dottore a Joseph. I due salirono in macchina e, seguendo la scia di fumo della moto del reporter, si avviarono verso il centro di Arkham.
...e questo triste e sinistro ritrovamento fu l'nizio del loro cammino verso l'ignoto...
Grande post!
RispondiEliminaUn benvenuto al nuovo progetto e al nuovo blog PHMM
Fighissimo, bravo hippie. Lunico appunto, se posso permettermi, la scritta bianca su fondo nero massacra un po' gli occhi, quando ho finito mi ci son voluti 5 minuti per riprendermie non vedere strisciate bianche in sovrimpressione al mio campo visivo. Però esteticamente non è male.
RispondiEliminaSissì è proprio bello! Concordo con Ginzio sul doloroso contrasto bianco e nero e, dato che la storia è avvincente, mi verrebbe da spezzarla su più post, nell'ottica di poter creare più suspance (devi far venire la bava alla bocca per l'attesa di sapere che cosa succederà nel prossimo episodio), un ritmo più veloce e corto alla lettura (purtroppo i post lunghi sono meno appetibili di quelli che quasi non si scrollano sul video), e far sì che i lettori vengano il più spesso possibile per aggiornarsi.
RispondiEliminaE poi voglio il bannerino di Punk House Monday Madness!!!!!!!! Che vi si secchino i pennelli e vi si crepino i dadi se non me lo mandate ;-)
sono notoriamente prolisso, cercherò un po' di più di sintetizzare e dividere la storia ;)
RispondiEliminaPer il bannerino manca ancora la foto che devo ancora ottenere. :)
Massimo rispetto per lo stile narrativo e per l'impegno.
RispondiEliminaTra l'altro sapere quante battute dover fare ad ogni post aiuta anche a scrivere: mal che vada scrivi quattro o cinque post in una volta sola, e li pubblichi con calma, uno alla volta, godendo come un riccio. Non hai idea di quale meravigliosa sensazione si provi a pubblicare un bel post sapendo che ne hai già pronti altri tre o quattro :)